| EDITORIALE |
Doping, McQuaid libera tutti?
08.09.2012 14:44 di Michele Merlino
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Se dovessimo applicare il motto “darsi la zappa sui piedi” a Pat McQuaid, il suddetto avrebbe perso l'uso delle gambe già da tempo. Il primo svarione lo ha commesso quando ha tentato di esautorare l'USADA dall'indagine Armstrong, quindi ha dato prova di dubbia affidabilità quando non ha immediatamente ratificato le decisioni dell'Agenzia americana ed ora se ne esce con l'ennesima presa di posizione dubbia, torbida, volta a rimescolare le carte. Ieri il presidente UCI ha detto che sta contemplando l'idea di un'amnistia globale per il doping. E' strano che questa proposta esca solo ora: anzi non lo è per nulla, perlomeno per i dietrologi che continuano a vedere una connivenza sospetta, torbida, inquietante, tra le vicende di Armstrong ed i tentativi di insabbiamento/copertura dell'UCI. I benpensanti potranno credere che la volontà di McQuaid sia quella di tirare una riga e fare punto zero, ma la realtà potrebbe essere quella già paventata qualche giorno fa. Ipotizziamo, di nuovo, che questa connessione, questo rapporto privilegiato tra Armstrong ed i vertici UCI esista, sia esistito, come già aveva affermato Floyd Landis e come afferma pure Tyler Hamilton nel suo libro uscito pochi giorni fa. Bugiardi, dopati, inaffidabili quanto volete, ma proviamo a pensare che sia vero. Se le cose stanno effettivamente così, i vertici UCI sono paralizzati: sono e saranno costretti a difendere l'americano ad oltranza, pena il crollo di tutti i vertici del ciclismo mondiale, perché è ovvio che una condanna, ufficiale, definitiva, dell'americano genererebbe delle reazioni a catena di portata inaudita. La prima sarebbe un'ovvia accusa dell'americano di connivenza con l'UCI, sufficiente a sbugiardare tutta la gestione del ciclismo negli anni in cui ha dominato il Tour: siete voi che mi avete protetto, ora mi voltate le spalle. Poi, a cascata, arriverebbero le varie querele e richieste di risarcimento dalle varie organizzazioni coinvolte nel mondo del ciclismo e nella fondazione Armstrong. Tralasciamo tutti coloro che si sentirebbero buggerati da tutti i principi ed i valori di “LiveStrong” e limitiamoci alla vicenda Tailwind Sports, l'azienda che fa capo ad Armstrong. Nel 2001 la Tailwind riassicurò presso la SCA dei bonus che la stessa Tailwind avrebbe dovuto pagare ad Armstrong nel caso di vincita del Tour, a ripetizione, fino ad un totale di ben 19 milioni di dollari se avesse vinto tutti i Tour dal 2001 al 2005, cosa che l'americano riuscì a fare. Nel caso che queste vittorie fossero revocate, Lance dovrebbe restituire tutti quei soldi, perché la SCA in passato tentò di non pagare 5 milioni di dollari al texano a causa di sospetti di doping, quest'ultimo fece loro causa e la SCA perse non solo i 5 milioni, ma altri 2.5 per spese legali ed interessi. Quindi è ovvio che tutta una serie di aziende, nella stessa condizione della SCA, sono pronte a saltare al collo di Armstrong, nel caso perdesse quelle vittorie, favorite da una combine con l'UCI. Lasciamo ora il gonfio portafoglio di Lance da parte e proviamo ad immaginarci lo scenario nel caso di amnistia: sarebbe il caos totale. A chi diamo il Giro 1999? Pantani fu costretto ad abbandonare in maglia rosa, con un vantaggio abissale. Rifacciamo le ultime due tappe? No, un momento, Pantani è morto, non si può fare. A chi va la vittoria? 18/20 a Pantani e 2/20 a Gotti? Gotti avrebbe di che fare causa all'UCI. Ma la situazione più paradossale sarebbe forse il Tour 2006: a questo punto Landis potrebbe essere proclamato vincitore, dopo la squalifica per cortisone. Pereiro quindi potrebbe fare causa all'UCI, per non parlare di Basso, potenziale vincitore e strafavorito alla vigilia, a cui fu impedito di correre. E di sicuro, Armstrong vedendo il nemico Landis vincitore, sguinzaglierebbe i suoi avvocati per detronizzarlo. Altro interrogativo: quale periodo e, conseguentemente, quali corridori ne beneficerebbero? Sarebbe limitato a quello che è considerato il periodo nero del ciclismo o andrebbe a riguardare anche i tempi moderni, toccando così anche situazioni in corso di giudizio e creando un caos giuridico e sportivo senza precedenti? Insomma, sarebbe una situazione paradossale, e l'impressione è proprio che verrebbe creata dall'UCI solo per proteggersi da uno scandalo di proporzioni immani che ne sconvolgerebbe i vertici. Altre notizie - Editoriale
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