Thomas Voeckler: Sbuffa, sbraita, ondeggia ma, malgrado in pratica gli corrano tutti contro e le chissà quante energie sprecate nei modi più disparati, si porta a casa tappa e maglia. Stavolta non è quella gialla, ma quella a pois: considerando le condizioni con cui si è presentato a Liegi, potrebbe rappresentare il nuovo obiettivo di un corridore grintoso, sempre pronto a lottare, in salita come in discesa. E forse gli sta anche meglio.
Michele Scarponi: Dopo è sempre facile, ma oggi per il marchigiano c'è davvero la sensazione dell'occasione sprecata. Sceglie il momento giusto per indurire la corsa e si porta via gli uomini giusti; poi inizia a correre saggiamente, dosandosi bene ma nel finale si fa prendere la mano, correndo troppo di rimessa e con poca personalità. Decide di marcare l'uomo sbagliato e la tappa gli sfugge mentre, in salita, era ancora quello che ne aveva di più.
Vincenzo Nibali: Attento in tutta la salita, appena la strada scende il siciliano si mette davanti. Il tempo di testare i suoi avversari, mostrargli le sue intenzioni e se ne va, purtroppo per lui da solo. Cerca alleati man mano che riprende corridori ma nessuno ne ha abbastanza ed è costretto praticamente a rialzarsi dopo aver comunque creato un primo spavento agli Sky. Il segnale è chiaro: sono attaccabili, ma serve qualche altro coraggioso. Lui c'è, ora bisogna vedere chi sarà con lui.
Cadel Evans: Doveva essere la spina nel fianco di Bradley Wiggins, invece oggi l'australiano è parso solamente controllare. Un timidissimo allungo in discesa non basta infatti a salvare la giornata di quello che sinora il Tour lo sta perdendo. Probabilmente non ha creduto nella possibilità di fare la differenza in discesa, ma forse oggi, più che la testa, bisognava usare il cuore.
Peter Sagan: Pecca forse di presunzione in occasione della volata al traguardo intermedio, ma per il resto la sua giornata è esemplare. Parte subito in fuga, resta nelle prime posizioni andando comunque a conquistare punti preziosi per la maglia verde, poi inizia la sua corsa per Nibali. Si gestisce bene sul Grand Colombier e si fa trovare pronto in discesa, dove scandisce un ottimo ritmo per il compagno e, finché ne ha, continua a dargli cambi regolari anche quando la strada risale. Tanto lavoro sporco e fatto bene. E' importante che un giovane talento come lui non si dimentichi dei compagni.
Jean Christophe Péraud: Niente da fare. Il francese non è quello dello scorso anno. Malgrado un Tour che corrisponde perfettamente alle sue caratteristiche, l'ex biker proprio non ne ha abbastanza. Partito in fuga dal mattino, sperava di dare una svolta al suo Tour ma rapidamente la strada lo respinge indietro. Emblematico il momento in cui Nibali lo affianca, lo guarda e capisce che non può chiedergli nulla...
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