Siamo al Giro di Francoforte, una delle più importanti corse del calendario tedesco. In fuga c’è Tony Martin che viene ripreso da due corridori, uno è Moreno Moser, un talento del nostro ciclismo, l’altro è un portacolori della RusVelo, Sergey Firsanov, fino a quel momento un illustre sconosciuto: arriverà terzo. Alcuni, quando l’hanno visto davanti, hanno pensato ad un colpo di fortuna di una meteora, ma da quel momento, è scattato qualcosa in questo non più giovanissimo corridore russo, che ha collezionato un risultato dopo l’altro, nell’arco di un solo mese. La prima vittoria in una gara professionistica arriva dopo neanche una settimana: nella tappa regina della Vuelta Ciclista a la Comunidad de Madrid va in fuga solitaria, il gruppo lo sottovaluta e lui ringrazia vincendo la tappa con più di due minuti sul secondo e conquistando così anche la classifica finale della breve corsa a tappe spagnola.
Il corridore della RusVelo ha poi concluso il suo splendido mese di maggio con altri due piazzamenti di primissima qualità: il quinto posto nella classifica finale al Giro di Norvegia, ma soprattutto il quarto posto al Giro del Belgio, battuto solo da Tony Martin, Westra e Barredo e davanti a uno come Gilbert.
Sergey Firsanov nasce a Velikiye Luki, una città della Russia occidentale, il 3 luglio 1982. Entra nel mondo del ciclismo all’età di tredici anni e mostra subito la sua abilità come scalatore. Appena ventitreenne vince il Giro di Toscana U23 nel 2005, battendo talenti del calibro di Riccò, Kreuziger, Kyrienka e Capecchi. Nonostante questa vittoria, non riesce ad ottenere un contratto con una squadra professionistica e milita fino al 2008 nella squadra Continental lettone Rietumu Bank. Proprio nel 2008 entra a far parte del team Jaan Kirsipuu, che diventa team manager. Grazie alla sua presenza, la squadra lettone riesce ad ottenere alcuni inviti importanti e finalmente Sergey riesce a mettersi in mostra, ottenendo sei vittorie. Grazie ad una bella prestazione nel Ringerike GP, dove ottiene una vittoria di tappa ed il secondo posto nella classifica generale, firma un contratto con la Continental danese Designa Køkken nel 2009.
Quello stesso anno, come leader della squadra danese, dominerà il Ringerike GP, vincendo due tappe e la classifica finale. Nonostante i buoni risultati, il corridore russo continua a militare nella Designa Køkken anche nel 2010.
Il 2010 è per lo scalatore russo una stagione importante, dato che riesce ad ottenere la vittoria nella Five Rings of Moscow, vincendo anche una tappa; arriva inoltre ancora secondo nel Ringerike GP e si piazza settimo nella classifica finale del Giro di Danimarca, la sua prima gara importante della carriera, dove si misura con l’idolo di casa Fuglsang.
Nel 2011 viene finalmente ingaggiato dal team satellite della Katusha, la Itera-Katusha, dove militano i migliori giovani del ciclismo russo, diventandone uno dei leader, all’età di ventotto anni. Con questa squadra ha finalmente la possibilità di girare il mondo, ottenendo ben nove successi. Il russo si conferma in patria rivincendo la Five rings of Moscow, ma anche all’estero, specie in Italia, nella Settimana Ciclistica Lombarda dove ottiene un sesto posto nella classifica finale a pochi secondi da corridori come Pozzovivo e Serpa Perez.
Così, nel 2012, all’età di ventinove anni, riesce finalmente ad ottenere il contratto che probabilmente merita da diversi anni, con una squadra Professional, la neonata RusVelo, progetto nato proprio per valorizzare il ciclismo russo. Con questa maglia, pur correndo poco, ha subito mostrato il suo valore alla Vuelta Comunidad de Madrid ottenendo, non solo la sua prima vittoria in una corsa professionistica, ma anche la prima del suo team in una classifica di una corsa a tappe.
Serguey Firsanov, come già detto, nasce come scalatore, ma negli ultimi anni è migliorato molto anche a cronometro. Lo possiamo quindi definire come un corridore completo, costante su tutti i terreni, che non ha paura di attaccare, specie quando la strada sale. Quando va in fuga non bisogna lasciargli troppo tempo, perché è un corridore di fondo, in grado di difendersi anche da solo per lunghi tratti. Difficilmente ha dei giorni di crisi, per questo, nella sua carriera, ha vinto già dieci corse a tappe.
Quella di Firsanov è una bella storia, perché non si tratta affatto di una meteora, come si può pensare di primo acchito, ma di un corridore sempre andato bene nelle categorie inferiori che sinora non aveva mai trovato lo spazio necessario per mettersi in evidenza, probabilmente a causa della mancanza di qualcuno che credesse veramente nelle sue possibilità. Firsanov è la dimostrazione che con la costanza si riesce a realizzare i propri sogni, anche alla soglia dei trent’anni. A lui non importa che poteva passare professionista sei stagioni fa, ora pensa al presente e vuole mettersi il più possibile in evidenza con la speranza, un giorno, non di poter vincere, ma almeno di poter prendere parte alla più grande corsa a tappe del mondo: il Tour de France, come i suoi idoli Jan Ulrich e Cadel Evans.
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