| GIRO 2012 |
Giro d'Italia 2012, le pagelle: Hesjedal e Cav al Top, Rujano e Hushovd fanno Flop
28.05.2012 22:00 di Redazione Spaziociclismo
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Ryder Hesjedal, voto 10: La perfezione non esiste, ma il Giro d'Italia del canadese ci si è avvicinata molto. Da meteora dei primi giorni a corridore capace di trascinare in prima persona il gruppo per conquistare prima e difendere poi il suo primato, la sua parabola in questo Giro è stata davvero esemplare. Non sarà il più bel vincitore della storia della Corsa Rosa, ma questo Giro, per quel che abbiamo visto sulla strada, non poteva averne uno migliore. Joaquim Rodriguez, voto 8,5: Ha la sfortuna di trovare sulla sua strada la sorpresa Hesjedal, ma quello visto in queste tre settimane è il miglior Purito di sempre nei grandi giri. Abile a cronometro a livelli assolutamente imprevisti per lui (nella crono finale perderà meno di due minuti dal vincitore), lo spagnolo riesce inoltre in quello che sinora gli mancava: la continuità, anche nelle grandi salite. Una crescita costante in questi ultimi due o tre anni che potrebbe ancora fargli togliere grandi soddisfazioni. Thomas De Gendt, voto 8: Protagonista di un buon Giro sino a Pampeago, il belga sul Mortirolo prima e sullo Stelvio poi fa la cosa più bella di questo Giro, mettendo in seria difficoltà tutti i pretendenti e rischiando persino di andarlo a vincere. Meticoloso, mai fuori giri e sempre attento, il 25enne di Sint-Niklaas si conferma un animale da GT e per i prossimi anni sarà davvero uno di quelli da sorvegliare da vicino. E pensare che non era qui per fare classifica... Rigoberto Uran, voto 7: A lungo promessa mal mantenuta, il colombiano conferma la grande crescita intravista lo scorso anno con una prestazione di primo piano. Maglia Bianca del Giro 2012, resta costantemente a contatto dei migliori e correndo sempre in maniera molto oculata, anche nei momenti più complicati. Classe 1987, ha già cinque anni di esperienza al massimo livello, è pronto per sbocciare. Sergio Henao, voto 7: Al suo primo grande giro in carriera, il colombiano riesce ad entrare nei dieci proprio all'ultimo giorno, dimostrando una tenuta sulle tre settimane fuori dal comune. Riesce inoltre a fare classifica malgrado lavori spesso e volentieri per i compagni, impostando il treno per Cavendish e scortando Uran in più di un'occasione quando invece sembrava averne a tratti un po' di più. Ottimo scalatore, se la cava anche a cronometro. Da non perdere di vista. Gianluca Brambilla, voto 7: Si pensava di vederlo all'attacco più spesso, invece il giovane corridore della Colnago è l'ultimo uomo di Pozzovivo, al fianco del quale passa la maggior parte del suo Giro, soprattutto in salita. Così facendo si ritaglia anche un discreto spazio personale, consquistando un più che positivo 13° posto nella classifica generale finale e dimostrando una grande crescita che fa ben sperare per il futuro.
Domenico Pozzovivo, voto 6,5: Può il miglior Giro della tua carriera non soddisfarti del tutto? Nel caso del lucano probabilmente sì. Ottavo a Milano e vincitore della sua prima tappa al Giro, il piccolo scalatore sembrava tuttavia destinato a qualcosa di più. Nelle grandi salite delle ultime due giornate, invece, ha cominciato a subire le iniziative degli avversari, trovandosi a seguire passivo anche quando le ambizioni erano ben altre. Paolo Tiralongo, voto 6,5: Dopo una prima parte di Giro eccezionale, coronata con la vittoria di tappa a Rocca di Cambio, si spegne nella seconda, complice anche la sfortuna. Forse ci si poteva attendere qualcosa di più in classifica, soprattutto dopo il cedimento di Kreuziger, ma la sua prestazione resta comunque positiva. Mikel Nieve, voto 6: Doveva vincere una tappa ed entrare nei dieci. Malgrado ci provi più di una volta, gli riesce solo la seconda, ma il basco conferma di essere un corridore affidabile. Non un grande campione probabilmente, ma uno di quelli che se gli chiedi qualcosa lo fanno e anche bene. Johan Tschopp, voto 6: Del trio BMC alla partenza deputato a fare classifica, resta in piedi solo lui. Con il 14° posto finale conquista il suo miglior piazzamento in carriera in un grande giro, migliorando di due posizioni il risultato ottenuto lo scorso anno. In un paio di occasioni prova anche a fare qualcosa in più, anche se senza successo. Conferma comunque la sua affidabilità. Michele Scarponi, voto 5,5: Quando le gambe non sembrano bastare il marchigiano ci mette la grinta. Purtroppo per lui non è bastata. Lotta come può, ma quest'anno, complice forse una preparazione un po' travagliata, non ha trovato il modo di fare la differenza. Paga con l'esclusione dal podio le prime giornate non esaltanti, in cui forse avrebbe potuto fare un po' meglio. Dario Cataldo, voto 5,5: Venuto con l'obiettivo di entrare nei primi dieci della generale, l'abruzzese conferma invece il 12° posto dello scorso anno. Ha il merito di essere uno dei pochi a provarci in un paio di occasioni, ma il mancato raggiungimento dell'obiettivo non è un buon segnale, anche per la sua carriera. Enfant prodige dopo la sua vittoria al Baby Giro 2006 e l'ottima prestazione all'Avvenire 2007, è infatti ancora alla caccia di una conferma tra i big. John Gadret, voto 5: L'anno scorso capace di conquistare una tappa e il podio finale, il francese non conferma. Complice una preparazione complicata da una frattura alla mano, il piccolo scalatore transalpino infatti non brilla mai, limitandosi a difendersi in salita, dove risulta comunque spesso il primo dopo gli uomini da podio, pagando tuttavia molto le scarse attitudini a crono che gli costano anche un posto nella top ten. Roman Kreuziger, voto 5: Una giornata storta e tutto salta per aria. Considerato tra i maggiori favoriti per il podio finale, il corridore ceco è costretto ad uscire di classifica nella tappa di Cortina ma è bravo a reagire, conquistando la sua prima vittoria in un grande giro. Purtroppo per lui il fallimento in classifica allontana ancora di più il momento del suo salto di qualità, che sembra farsi attendere sempre di più. Ivan Basso, voto 4,5: Corre da padrone per 18 tappe, facendo lavorare i compagni e controllando la corsa appena la strada sale. In alcuni frangenti sembra perfino il più forte, anche in tappe non proprio adatte alle sue caratteristiche, ma cede quando arrivano le sue, dovendo dire addio ai sogni di un tris rosa. Ha il merito comunque di non essersi nascosto, giocando la corsa al massimo delle sue potenzialità finché ha potuto, purtroppo per lui, non è bastato. L'età non è dalla sua, ma il varesino vuole ancora dire qualcosa in carriera. José Rujano, voto 3: Giro decisamente anonimo per il venezuelano. Sin dai primi giorni la condizione non sembra eccezionale, ma prova comunque a mettersi in evidenza. Forse fuori condizione, forse poco interessato, non stringe i denti, abbandonando e scegliendo di tornare a casa dalla porticina sul retro. Dopo aver tenuto testa ad Alberto Contador nel 2011, ora dovrà vedersela con un Gianni Savio furioso per il suo comportamento. Frank Shleck, voto 2: Arriva al Giro controvoglia, non sembra comportarsi troppo male ma basta troppo poco per mandarlo a casa. Cercava una scusa e l'ha trovata. Dispiace perché poteva essere un bel protagonista.
Andrea Guardini, voto 7,5: Prima parte di Giro da bocciatura netta - nella quale viene fuori il suo compagno Elia Favilli (voto 7) - ma poi tira fuori l'orgoglio, ben spronato da Luca Scinto. Contro ogni pronostico supera le montagne e si va a prendere la sua prima vittoria al Giro, all'ultima occasione utile, sfrecciando in faccia a sua maestà Cavendish, costretto a guardarlo vincere. Non conclude il Giro, ma ce l'ha messa davvero tutta, passando da reietto a beniamino dei tifosi per la sorprendente grinta che tira fuori. Emozionante la sua gioia dopo l’arrivo di Vedelago, ma ancor di più il giorno dopo, sull'Alpe di Pampeago dove finisce ultimo, ma finisce. Roberto Ferrari, voto 7: Dopo aver causato la maxi caduta nella terza tappa, il bresciano si riscatta alla grande dominando la volata di Montecatini Terme. È stato il miglior sprinter italiano al Giro. Matthew Goss, voto 6,5: Vince, ma non convince del tutto. A lungo primo degli umani, ha comunque perso tutti i duelli con Mark Cavendish, dimostrando di essere ancora un gradino sotto al campione del mondo. Approfitta dell’unica occasione buona per conquistare una tappa, ma il prematuro ritiro non gli fa onore. Francisco Ventoso, voto 6,5: Si porta a casa una tappa (anche con un pizzico di fortuna), ma nelle altre tappe si è visto poco o niente. Forse ci si poteva aspettare qualcosa in più da lui, ma il suo sigillo sul Giro lo lascia anche quest'anno. Daniele Bennati, sv: Era il velocista italiano con più esperienza e la mette in campo a Fano dove giunge terzo. Purtroppo per lui la febbre lo ha tagliato fuori dai giochi. Arnaud Démare, voto 5,5: Venuto al Giro per acquisire esperienza e cercare di lasciare il segno in volata, non va oltre il quarto posto, malgrado metta spesso a lavorare la squadra. Il suo nome lo sentiremo spesso nei prossimi anni, ma ora è ancora un po’ acerbo. Leggermente meglio di lui il compagno Geoffrey Soupe (voto 6). Francesco Chicchi, voto 5,5: Una bellissima sparata a Montecatini Terme non basta a salvare un Giro in cui le ambizioni erano ben altre. Al via con cinque vittorie all'attivo, il velocista toscano cercava qui al Giro al conferma della crescita tanto attesa. Purtroppo per lui le cose sono andate diversamente. Juan José Haedo, voto 5: Le speranze della Saxo Bank erano riposte quasi tutte su di lui, ma l’Argentino non riesce a fare granché. Illude con un bel secondo posto ad Herning, ma poi sparisce sino al giorno del ritiro. Malino anche il fratello, Sebastian Haedo (voto 5) che ci prova ma non ha i suoi numeri. Sacha Modolo, voto 5: Poteva essere il Giro della sua consacrazione, si trasforma in un inferno. Poche volte presente negli sprint e spesso e volentieri a terra. Rimandato al prossimo anno. Manuel Belletti, voto 5: All’Ag2r La Mondiale era atteso per il grande salto, ma in questo Giro non convince né nelle volate pure né nelle tappe miste, a lui più adatte. Il quinto posto di Montecatini non basta. Thor Hushovd, voto 4: Dov’era il vichingo che non molla mai? Ha giusto il tempo di arrivare in Italia e poi alle prime salitelle abbandona. Un vera delusione. Tyler Farrar, voto 4: Parte discretamente, pur senza convincere ma in Danimarca si mostra comunque nelle prime posizioni. Appena arrivati in Italia qualcosa cambia e la tappa in cui era più atteso la cicca clamorosamente, facendosi staccare dal gruppo. Il giorno dopo cade e si ritira, ma la condizione già non sembrava esserci Romain Feillu, sv: Arriva al Giro, cade e se ne va. Nel mentre raccoglie solamente un ottavo posto, comunque condizionato da condizioni di salute non eccelse. Per il francese è un brutto colpo visto che sperava finalmente di potersi mostrare competitivo nelle volate contro i migliori al mondo, da rivedere. Matteo Rabottini, voto 8: Vincitore di tappa e della Maglia Azzurra, già questo basterebbe a giustificare un volto alto, ma la grande impresa compiuta a Pian Dei Resinelli resterà una delle pagine più belle di questo Giro, per audacia, determinazione e sofferenza. Stefano Pirazzi, voto 7,5: Cavallo Pazzo Pirazzi. Attacca ogni volta che può, provocando a volte l'ilarità generale e a volte anche un po' di sana rabbia, ma si dimostra indubbiamente un purosangue. Se i Reverberi riusciranno ad incanalare nella giusta direzione tutti gli sforzi che è in grado di produrre, il corridore laziale potrà indubbiamente fare un bel salto di qualità. Oliver Kaisen - Martijn Keizer, voto 7,5: Non gliene va bene una, ma loro continuano imperterriti. Più rilassati nelle tappe di salita, nelle frazioni di pianura non passa giorno senza che il loro nome non si legga tra quelli dei fuggitivi. Capito che ormai non c'è niente da fare, non mollano, cominciando la loro lotta personale a suon di chilometri. Alla fine la spunta Kaisen, forse il meno appariscente dei due, ma meritano entrambi un grande plauso per la caparbietà dimostrata. Damiano Caruso, voto 7,5: Probabilmente l'uomo più prezioso per Ivan Basso. Il giovane siciliano, complice la crisi di Sylwester Szmyd (voto 5), si trasforma nell'ultimo uomo del varesino e ne prova ad accompagnare le azioni finché può. Sotto il suo impulso il gruppo spesso si sgretola definitivamente. Richiamato mentre era in fuga sullo Stelvio, avrebbe potuto provare a mettere la sua personale ciliegina su un Giro che gli ha dato comunque importanti conferme. Andrey Amador, voto 7: Terzo a Sestri Levante, il costaricano non demorde e due giorni dopo entra nella storia per essere il primo della sua nazione a vincere una tappa al Giro. Non contento ci riproverà ancora più di una volta, dimostrando una grinta ed un recupero fuori dal comune. Classe 1986, ha ancora margini di miglioramento, chissà che non possa arrivare a competere per la classifica. Manuele Boaro, voto 7: Nel vuoto della Saxo Bank, il giovane italiano spicca in maniera netta. Mai domo, prova spesso la fuga, spendendo tantissime energie e ne paga le conseguenze l'ultimo giorno, con una crono disastrosa. La sua voglia e la sua grinta restano comunque da applausi. Ramunas Navardauskas, voto 7: Veste per due giorni la maglia rosa (primo lituano a farlo), si mette poi con successo al servizio di Ryder Hesjedal. Non poteva chiedere di più. Taylor Phinney, voto 7: Prima maglia rosa di questo Giro 2012, il giovane americano ne diventa subito anche una star. Sfortunato nei giorni successivi, lotta come un drago per non doversi ritirare dopo la caduta della terza tappa. Supera indenne le grandi montagne, lottando spesso con gli ultimi e con il tempo, per arrivare a Milano, dove sarebbe potuto nuovamente essere il suo giorno. Ancora la sfortuna ne condiziona la prova, ma il suo Giro non ne soffre più di tanto. Fabio Felline, voto 7: Corridore completo come pochi, il torinese sembra aver trovato la sua dimensione alla Androni - Venezuela. Non vince, è vero, ma conquista un bel secondo posto che ne esalta tutte le qualità, confermandolo come uno dei corridori da classiche più interessanti del panorama ciclistico italiano. Miguel Rubiano, voto 7: La prima vera perla del Giro è la sua. Sparisce un poco dopo la sua vittoria di Sant'Elpidio, ma ormai il suo Giro era già un successo. Lars Ytting Bak, voto 7: Ion Izagirre, voto 7: I baschi erano venuti qui per vincere una tappa e per entrare nei primi dieci della generale. Alla classifica ci ha pensato Nieve, ma a togliere le castagne dal fuoco per la tappa ci ha pensato lui. Classe 1989, al secondo anno da professionista e al suo primo grande Giro, il giovane basco conferma di avere i numeri giusti. Alessandro De Marchi, voto 7: Azzecca due fughe che vanno in fondo ma entrambe le volte trova qualcuno più forte di lui. Un vero peccato per il pistard azzurro che proprio al Giro, nel giorno del suo terzo posto, ha compiuto 26 anni. Corridore completo e giovane, avrà tempo per rifarsi. Marco Pinotti, voto 6,5: Esce presto di classifica. Ne approfitta allora per riposarsi in vista della cronometro conclusiva di Milano, che da mesi aveva puntato. Con una precisione da tiratore provetto, il miglior cronoman azzurro degli ultimi dieci anni non sbaglia, dominando la corsa e tornando a casa con una bella vittoria di tappa. Sandy Casar, voto 6,5: Dopo la fuga di Sestri Levante, dove rischia di prendere la Maglia Rosa e conclude secondo, si pensava potesse ripetere l'exploit del 2006 quando chiuse sesto il Giro. Nei giorni successivi paga dazio ma si mette nuovamente in evidenza con una bella fuga in compagnia di Pirazzi. Questa volta non arrivano in fondo, ma si conferma un animale da fughe, quando parte lui il rischio che la fuga arriva sembra come aumentare. Diego Ulissi, voto 6,5: Il vero ultimo uomo di Scarponi è lui. Lavora dunque molto per il marchigiano, complice il cedimento di Przemyslaw Niemiec (voto 5), ma riesce comunque a mettersi spesso in evidenza in prima persona, contribuendo a far vincere alla Lampre - ISD la classifica a squadre e chiudendo comunque ad un onorevole 21° posto, lontano dai migliori ma comunque una conferma importante delle sue doti per il futuro. Filippo Pozzato, voto 6: Sfortunato a Frosinone, corre comunque per essere protagonista. Un ritiro lo toglie dai giochi quando forse poteva ancora dire qualcosa, ma i segnali positivi già mostrati nelle classiche si confermano: è un Pozzato ritrovato. Giovanni Visconti, voto 5.5: Si mette in mostra alla ricerca del successo di tappa. Ad Assisi trova uno strepitoso Rodriguez (parte anche tardi a dir la verità) mentre in altre occasioni non trova la fuga giusta. La sensazione comunque è che abbia sprecato qualche occasione in qualche frangente. Costretto al ritiro a poche tappe dal termine, non sembra comunque ci sarebbe stato modo per rimediare ormai. Tom-Jelte Slagter, voto 5,5: Portato dalla Rabobank come la giovane scommessa per la classifica generale, il giovane gioiellino olandese sicuramente ha i numeri, ed in un paio di occasioni riesce anche a mostrarli in parte, ma è ancora acerbo. Hubert Dupont, voto 5: Capace lo scorso anno di animare le salite insieme al suo compagno di scorribande John Gadret, quest'anno non è mai nel vivo della corsa. Aiuta molto il suo compagno, dandogli anche una ruota e salvando la sua classifica, ma sembra comunque lontano dalla condizione fisica dello scorso anno. Oscar Gatto, voto 5: Probabilmente l'unica nota dolente della Farnese Vini - Selle Italia. Memori della sparata di Tropea, tutti noi ci aspettavamo qualcosa in più dal corridore veneto. Purtroppo per lui paga le tante corse già effettuate e non riesce mai a lasciare il segno, rivelandosi comunque prezioso per i compagni. Alessandro Ballan, voto 5: Al suo primo Giro d'Italia in carriera, l'ex campione del mondo non lascia mai il segno, cogliendo come miglior risultato il 21° posto di Vedelago. Atteso più volte ad un'azione, anche lui sembra aver pagato la campagna del Nord più di quanto pensasse. Enrico Gasparotto, voto 5: Discorso simile a per il corridore della Astana. Mai nel vivo, miglior risultato il 16° posto di Assisi, il vincitore dell'Amstel Gold Race 2012 non ne ha abbastanza per agire da solo e si trasforma in gregario. Poco appariscente, ci mette almeno sostanza quando può. Miguel Minguez, voto 10: Per chiudere il cerchio: 10 al primo e dieci all'ultimo, perché anche solo finirlo, il Giro, è una vittoria non da poco. Altre notizie - Giro 2012
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