Giovedì 23 Maggio 2013
EDITORIALE
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Giro 2012, Rodriguez ha perso: ma dove?

28.05.2012 07:00 di Simon Mari  articolo letto 3196 volte

Premettendo che è troppo facile dirlo ora, sono tre le tappe in cui Joaquim Rodriguez ha perso il Giro d'Italia 2012: Lago Laceno, Cervinia e Falzes. Senza voler entrar nel merito della mancanza degli abbuoni, che con un mero calcolo matematico - privo di qualsiasi minima conoscenza del ciclismo e del benché minimo senso tattico - riporterebbero lo spagnolo in rosa, sono infatti queste tre le tappe cruciali, le uniche in cui probabilmente le cose sarebbero potute andare diversamente, non tanto proponendoci come guru tattici, quanto analizzando il risparmio di energie che quel giorno Rodriguez è sembrato osservare. Generoso negli sforzi sin dall'inizio della Corsa Rosa - anche troppo secondo alcuni - Purito in queste tre occasioni è invece sembrato accontentarsi, quando invece avrebbe potuto - e dovuto alla luce dei fatti - osare di più, seguendo forse maggiormente il suo istinto visto che erano nelle sue corde.

LAGO LACENO
Nel giorno dell'assolo di Domenico Pozzovivo, Rodriguez, non ancora in maglia rosa, si è limitato a guardar partire il lucano, quando invece sembrava avere le gambe per andargli dietro, in un arrivo che, come dimostra poi la sua volata per il terzo posto, gli si addiceva più di quanto probabilmente pensava. Forse non l'avrebbero lasciato partire - sempre che fossero riusciti a stargli dietro - ma quel giorno Hesjedal sembrava soffire particolarmente e qualche secondo almeno sul canadese avrebbe potuto prenderlo, senza dimenticare l'abbuono. Forse fu proprio il mezzo cedimento del canadese a farlo stare più tranquillo, traendolo in inganno per il futuro, ma restano 12 secondi persi.

CERVINIA
Non era una tappa a lui ideale e lo dimostra uno scatto rabbioso nel finale che lo ha quasi lasciato sul posto, ma, nel giorno in cui Hesjedal torna a far paura, Rodriguez - un po' come tutti gli altri, diciamolo - sembra inizialmente quasi disinteressato allo scatto del canadese, sino a quel momento considerato ancora un'incognita e un mezzo bluff da molti. La progressione di Hesjedal è stata sicuramente poderosa, ma è stato lasciato andare, limitandosi ad accennare una reazione solamente negli ultimissimi metri, quando forse si è capito che la maglia poteva prenderla davvero. E sono 26 secondi persi solo quel giorno.

FALZES
Siamo alla vigilia della prima grande tappa di salita - che poi Rodriguez vincerà, pur non guadagnando nulla vista l'assenza di abbuoni. Frazione dal profilo altimetrico piuttosto semplice, si complica tuttavia negli ultimi cinque chilometri, dove fa la sua apparizione uno strappo di circa due chilometri con pendenza media del 9% e massima del 12%, pane per i denti dello spagnolo. In un traguardo del genere, infatti, pur senza staccare in maniera netta gli avversari, l'allora maglia rosa Rodriguez avrebbe potuto, organizzando l'inseguimento ai fuggitivi, andarsi a conquistare la tappa ed il conseguente abbuono. Ha voluto forse risparmiarsi - e far risparmiare i compagni - in vista della tappa del giorno dopo, ma intanto restano altri 20 secondi persi.

Son considerazioni facili, come tutte quelle fatte dopo, a freddo, ed ormai servono a poco, ma dagli errori si impara, dai propri come da quelli degli altri, e, in un Giro in cui poi nelle grandi tappe si è lottato fino all'ultima goccia di sudore, forse in tappe considerate più semplici si poteva fare qualcosa di più. Forse non in tutte e tre le occasioni, forse non sempre con il divario intero qui sottolineato, ma un monito ed una lezione probabilmente ce la si può ricavare.


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