Domenica 26 Maggio 2013
VOLTI NUOVI DEL GRUPPO
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I Volti Nuovi del Gruppo: Filippo Fortin

10.02.2012 21:00 di Leonardo Ubrig Delfino  articolo letto 3077 volte
© Team Type 1 - Sanofi
© Team Type 1 - Sanofi

Attualmete impegnato al Tour Méditerranéen, Filippo Fortin, un altro della generazione 89 tanto prolifica per il nostro paese, è uno dei nuovi arrivi più attesi dal ciclismo nostrano. Neo professionista con il Team Type 1- Sanofi, il veneto si presenta nel mondo dei professionisti con una dote di ben 14 vittorie lo scorso anno e con tanti piazzamenti importanti a livello giovanile, come quelli ottenuti al Tour de l'Avenir ed il sesto posto nella prova in linea del mondiale di categoria, a Copenaghen. Stagista l'anno scorso con la Androni - CIPI, ha infine deciso di attraversare, più metaforicamente che fisicamente, l'Atlantico per il suo primo approccio al professionismo.

Partiamo dal classico, come mai questa squadra?
Ho avuto tanti contatti durante l'inverno, alcuni sono sfumati, altri sono restati e tra questi il Team Type 1 - Sanofi era quello che mi aveva presentato il progetto migliore.

L'anno scorso hai corso da stagista con la Androni, qualcosa non ha funzionato?
Sono stato contattato dal TT1, mi offrivano, a livello contrattuale e di progetto, soluzioni migliori. Poi anche una esperienza americana, all'estero, è un'esperienza culturale non da poco. Ho valutato un po' tutto e poi ho scelto di venire qui.

Il progetto e le motivazioni extraciclistiche della squadra, tu come le vivi?
Da esterno, mi piace perché so di diffondre un messaggio anche io, però naturalmente in piccola parte perché io non soffro di diabete e non so cosa si può provare o cosa ti può succedere se ti si abbassa il livello glicemico quando sei in bici e sei costretto a prendere l'insulina.

Che effetto fa?
L'ho visto succedere, durante il ritiro, magari a tavola, quando gli va su il picco glicemico e loro devono abbassarlo. Sono bravi ragazzi che sanno come gestirsi... Penso sempre che se mi dovesse capitare a me sarebbe dura, con tutte le cose che già mi dimentico...

Per i lettori che non ti conoscono, che corridore sei?
Sono un classico passista veloce. Non sono uno sprinter puro alla Guardini ma il mio punto di forza è lo sprint. Tengo le salite corte, 3-4 chilometri, poi mi difendo anche sul passo visto che l'anno scorso ho vinto una crono, abbastanza lunga, di 30 chilometri; quando stai bene ti vien facile tutto.

Che corse punterai quest'anno?
Punto all'inizio di stagione perché fino alla Milano-Sanremo magari qualche velocista va ancora piano e c'è possibilità di far risultato, poi, con la Tirreno, cominciano ad andare e diventa difficile. Quello che viene viene, quest'anno non ho obiettivi in particolare. La classica risposta che danno tutti è che vogliono fare esperienza ma io se c'è da buttarsi dentro mi ci butto.

Ti presenti con una dote di 14 vittorie l'anno scorso nei dilettanti, quest'anno quante ne vinci?
Se ne vinco anche una-due, son contento. Poi quel che viene viene. L'importante è portare avanti un progetto che non duri solo un anno o due ma che sia un progetto che mi permetta di fare una carriera lunga; comunque non bruciarmi da subito per poi sparire come è successo a tanti. Preferisco sacrificare qualche risultato quest'anno per emergere magari fra 2-3 anni con qualche vittoria di prestigio.

Vittoria di prestigio, qual è la corsa dei tuoi sogni?
Ti direi una banalità ma per le mie caratteristiche è la Milano - Sanremo. Poi una tappa al Giro, indossando anche la maglia che sarebbe la cosa più bella: correre in Italia, tifosi italiani, corridore italiano.

La tua squadra non correrà il Giro, come l'hai presa?
Un po' si sapeva, con 14 squadre e solo quattro posti, per una squadra non italiana, era difficile. Comunque non penso che io, da neoprofessionista, non penso sarei rientrato nei piani del Giro. Dispiace perché dispiace ma sono contento per la convocazione alla Sanremo. Speriamo che l'anno prossimo ci diano la possibilità di farlo.

Fai parte di quei corridori che affiancano molta pista, partecipando alla rinascita del movimento su pista italiano, cosa ti dà la pista che gli altri non hanno?
Sicuramente ti dà un colpo di pedale diverso e l'occhio. Per un corridore veloce, negli ultimi 3-4 chilometri, quando c'è confusione, sai il momento giusto in cui partire, la ruota da prendere e magari riesci a passare in uno spazio in cui gli altri non riescono ed è tutto a tuo vantaggio. Comunque è un tipo di preparazione ottimale, e si vede, tutti i pistard in questi anni stanno vincendo.

Cosa manca, secondo te, al movimento su pista italiano?
I soldi; perché alla fine chi fa pista tutto l'inverno deve sacrificare gran parte della stagione e non puoi chiedere ad una squadra professionistica che un corridore ti fa un quarto della stagione dove potrebbe portare la tua maglia. In altre nazioni i pistard vengono pagati dalla nazionale ma in Italia mancano i fondi e quindi sempre meno gente si avvicina alla pista oppure ci va solo per allenarsi.

Qualche tempo fa Nys aveva proposto che anche i risultati su pista e MTB potessero portare punti UCI, in caso, tu cosa sceglieresti?
Resterei comunque su strada però io la pista l'ho sempre fatta e continuerò a farla. Tornato dal ritiro andrò infatti in pista perché riesci a fare un lavoro di agilità che potrebbe servirmi per Donoratico (nel freddo della prima prova stagionale chiuderà 14°, ndr), che è il mio debutto, poi se rientro in qualche prova di Coppa del Mondo o al Mondiale ci vado volentieri perché comunque è sempre una maglia della nazionale. Quindi strada ma anche pista. Peccato per le Olimpiadi dove vedremo solo Viviani e la Bronzini.

Il movimento italiano sta comunque crescendo...
Il movimento sta crescendo ma i risultati continuano a mancare. Speriamo che aumentando il movimento arrivano anche altri corridori che possano risollevare la pista e fare risultato, almeno tra i primi 6-7 al mondo.


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